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O.d.G. Comitato Direttivo Cgil ER "Giudizio complessivamente positivo su proposta Regione ER acquisizione forme di autonomia art. 116 Costituzione"


Il 4 dicembre 2016, la sconfitta referendaria di una proposta di stravolgimento della Costituzione, ha consegnato al Paese una serie di conseguenze di medio e lungo termine.Tra queste, il venir meno di un disegno centralista ha avuto l'effetto di riaprire discussioni che da anni sembravano sopite ed il riemergere di spinte secessionistiche e di vecchi e nuovi egoismi.Si è quindi riaperto nei fatti un dibattito sugli equilibri nelle attribuzioni di funzioni e di poteri tra i vari livelli di governo.


I processi politici e legislativi in tema di autonomia delle Regioni hanno avuto percorsi e riforme che non si sono sviluppati linearmente e coerentemente nel corso ormai di quasi 30 anni.Fin dall'inizio degli anni '90, con il venir meno del quadro politico che aveva retto  il paese dal dopoguerra, è sorta con forza una spinta autonomista (con tratti di vero e proprio secessionismo) che ha prodotto  effetti innanzitutto culturali.

La Riforma del Titolo V della Costituzione, intervenuta nel 2001, si poneva (per molti versi in maniera incoerente) di rispondere all'esigenza di rendere più prossimi ai territori regionali alcune funzioni amministrative ed anche legislative introducendo un lungo elenco di materie su cui si sviluppava  una potestà legislativa concorrente ed ipotizzando, al III comma dell'art. 116, condizioni particolari di autonomia per le Regioni a statuto ordinario.

Molte sono state le criticità emerse in questo quadro di equilibrio nell'attribuzione di competenze e funzioni, infatti le prerogative previste all'Art. 116 non sono mai state esercitate da nessuna Regione.Il contenzioso tra Stato e Regioni è stato, e si mantiene tuttora, elevato senza che ciò abbia significativamente valorizzato le potenzialità che insistono sul territorio.Abbiamo assistito a spinte non sempre univoche, ora rivendicando più autonomia, ora producendo maggiore centralizzazione.Intanto le divaricazioni all'interno del Paese sono aumentate, enfatizzate anche dalle politiche di austerità subite negli anni della crisi.

L'esito referendario del 4 dicembre 2016 ha fatto riemergere quindi tutte le contraddizioni della riforma del 2001, contraddizioni sulle quali sarebbe opportuno un intervento che renda più chiaro a quale livello di governo attribuire funzioni e competenze.
Il Comitato Direttivo della CGIL Emilia Romagna ritiene profondamente sbagliato, anche perché agito in chiave pre-elettorale, il percorso individuato dalle Regioni Veneto e Lombardia, ovvero l'iniziativa di un referendum consultivo dai contorni volutamente vaghi, accompagnati da una richiesta di attribuzione in via esclusiva di autonomia legislativa su tutte le materie concorrenti, supportata dalla richiesta di mantenere nel territorio regionale il 90%  del gettito IRPEF, IRAP  e IVA. Il punto non è la scelta referendaria ma se il quesito proposto ai cittadini corrisponda davvero alle intenzioni di quei governi regionali.


Non si tratta infatti di un progetto volto a valorizzare le competenze territoriali, quanto piuttosto di un disegno di secessione fiscale. Una forma pericolosa di egoismo che mina alla base l'unità nazionale e la coesione del Paese.Il quadro che ne emerge disegna uno scenario in cui le regioni economicamente più forti del paese pensano di rafforzarsi abbandonando al loro destino le altre regioni e cancellando ogni possibile forma di solidarietà tra territori all'interno del Paese,  riproducendo in chiave nazionale quanto sta già accadendo su scala europea tra Stati del nord ed area del Mediterraneo.
Trattandosi di un referendum squisitamente politico, sarebbe opportuno che la Cgil si esprimesse con una valutazione nazionale e quindi da parte di tutta l'Organizzazione.

Ciò detto, i problemi derivanti dalla Riforma del Titolo V, la necessità di sviluppare un vero e compiuto federalismo solidale, rimangono immutati ed anzi sotto certi aspetti resi ancor più urgenti ed attuali dopo la Legge 56/2014 che "declassando" le Province ha aggravato l'empasse istituzionale. Si tratta pertanto di sviluppare proposte che riescano a coniugare  l'unità nazionale con la valorizzazione delle specificità territoriali. Proposte che possano essere un riferimento a livello nazionale e quindi riproducibili anche in contesti diversi.


Per questa ragione la Cgil Emilia Romagna ritiene che la proposta presentata dalla Regione Emilia Romagna, per l'avvio del percorso finalizzato all'acquisizione di "ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia", ai sensi dell'art. 116, comma terzo della Costituzione, possa essere un contributo al dibattito sugli equiliibri tra i vari livelli di governo proprio perché non è orientata a chiudere egoisticamente la regione, ma anzi vi si può leggere chiaramente l'idea di aprirsi ad un contesto globale rimanendo saldamente ancorati ai principi di coesione e di solidarietà all'interno del contesto nazionale.

Appare evidente che l'impianto di fondo della proposta della Giunta Regionale tende a dare continuità ed a consolidare le scelte di fondo contenute nel Patto per il Lavoro. 

Si pone al centro, accanto all'obiettivo della piena e buona occupazione (ormai da troppo tempo  scomparsa dai radar delle politiche europee), la valorizzazione qualitativa delle risorse pubbliche disponibili, del welfare pubblico, del sistema di istruzione e di quello di formazione, etc.Il disegno prospettato non fa venir meno l'idea di universalità alla quale questa regione deve rimanere ancorata, offrendo piuttosto un terreno di proposta che sia in grado di promuovere una diversa valorizzazione dei sistemi territoriali.

L'attivazione di un percorso di confronto che coinvolge i firmatari del Patto per il Lavoro ci ha visto e ci vedrà contribuire attivamente a questo processo, riteniamo anzi che tale modalità (che non è solo una questione di metodo) debba trovare forme coerenti di livello nazionale anche nella fase di negoziato con il Governo previsto dalla procedura costituzionale.

Sarebbe inoltre auspicabile un coinvolgimento della Conferenza Stato-Regioni poiché un'idea di competenze differenziate e/o rafforzate, se non vuole produrre strappi e lacerazioni e squilibri tra territori, se si propone di valorizzare i principi di unità nazionale e di solidarietà (previsti costituzionalmente), ha bisogno di una condivisione diffusa anche tra equivalenti forme di governo territoriale.

Bologna 2 Ottobre 2017


 
 
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