Osservatorio dell'Economia e del Lavoro in Emilia-Romagna N.3 - Anno 2015 a cura di Ires Emilia-Romagna - CGIL Emilia-Romagna
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Osservatorio dell Economia e del Lavoro in Emilia-Romagna N.3 - Anno 2015 a cura di Ires Emilia-Romagna - CGIL Emilia-Romagna Osservatorio dell Economia e del Lavoro in Emilia-Romagna N.3 - Anno 2015 a cura di Ires Emilia-Romagna Il terzo rapporto Ires sull'Economia e il Lavoro in Emilia-Romagna si colloca ancora dentro un quadro di forte incertezza dell'economia nazionale ed europea, nel quale anche i modesti segnali di miglioramento in atto sembrano descrivere, com'era già accaduto nel biennio 2010-2011, più una parabola interna alla crisi iniziata nel 2008, piuttosto che un percorso di uscita strutturale da essa. Anche allargando lo sguardo a livello globale i fattori di instabilità restano numerosi. Se da un lato le economie avanzate mostrano tendenze di ripresa, non tutti i Paesi di questo gruppo si mostrano solidamente collocati su un percorso di recupero. Inoltre i recenti scandali relativi al settore automobilistico europeo incrementano il clima di incertezza in relazione alle ripercussioni che questi potranno avere sul settore in futuro. Infine, a livello globale, alcuni dei Brics che negli anni passati hanno rappresentato un motore di crescita rilevante sperimentano oggi significativi rallentamenti se non addirittura stati recessivi. In tale contesto, i dati ad oggi disponibili a livello regionale sono certo indicativi di una realtà in grande trasformazione, ma si tratta di una trasformazione nella quale sarebbe vano o comunque forzato rintracciare un segno univoco e un'evoluzione omogenea. Così, l'andamento moderatamente positivo dei principali indicatori economici relativi al 2015 non pare essere rappresentativo di un diffuso avanzamento delle performance economiche, ma piuttosto la media risultante da andamenti molto differenziati per settore, per mercato di sbocco, per dimensione d'impresa, e persino per realtà territoriale. Ancora una volta sono i comparti con una maggiore propensione all'export e le imprese di maggiori dimensioni a fornire i risultati migliori. Mentre persiste la grave difficoltà del settore artigiano e di quello delle costruzioni, due comparti con un ruolo tradizionalmente di rilievo nel sistema economico regionale. Un segnale di novità è rappresentato, sul lato della domanda, da un contenuto incremento sia della spesa delle famiglie che degli investimenti. E' un fatto certamente positivo, ma che al momento appare non generalizzato, bensì molto circoscritto a specifici settori e beni di consumo. Nel contempo continua ad essere in calo il contributo della spesa della pubblica amministrazione alla domanda interna. A livello demografico, siamo in presenza di importanti novità. Una su tutte: il sostanziale arresto della tendenza alla crescita della popolazione residente, che perdurava da un ventennio. Il saldo migratorio è ormai solo debolmente in attivo, anche per effetto di una consistente crescita dei flussi in uscita, che riguardano soprattutto le fasce d'età dai 25 ai 45 anni, contribuendo così ad un ulteriore innalzamento del tasso di invecchiamento della popolazione. Di rilievo è anche l'accelerazione di fenomeni quali l'abbandono delle zone montane e la tendenza della popolazione a concentrarsi nelle zone collinari e nei centri con più di 15.000 abitanti. Anche l'occupazione risente della dinamica incerta della crescita economica. Come è ormai noto, gli indicatori occupazionali si muovono in ritardo rispetto al trend economico sia per un effetto attesa di chi assume sia per un sistema di protezione sociale che rallenta il passaggio da occupazione a disoccupazione. Il trend di crescita al primo semestre del 2015 è quindi fortemente correlato alla performance del sistema economico maturata nel corso del 2014, ragion per cui è ragionevole attendersi una crescita occupazionale allineata alla crescita del Pil nel 2014 in Emilia Romagna (+0,3%) . Perché ci sia un innalzamento occupazionale di qualche rilievo è necessario che il sistema economico cresca a ritmi ben più sostenuti in maniera tale da aumentare non solo l'intensità di lavoro di chi nella crisi ha lavorato a condizioni ridotte (cassa integrati e part time) ma anche generare nuova occupazione. Il mutato assetto normativo non sembra quindi aver inciso tanto sulla quantità di lavoro, come era in qualche modo prevedibile, quanto sulla allocazione contrattuale degli occupati inducendo uno spostamento verso il lavoro subordinato, ed in particolar modo verso il contratto a tempo indeterminato. A tal proposito l'analisi solleva alcune osservazioni di carattere qualitativo. In primo luogo, la continuità del processo dello spostamento a tempo indeterminato. Essendo la convenienza economica (contributi all'assunzione) alla base di questo processo è ipotizzabile attendersi un forte arretramento in coincidenza del décalage contributivo previsto per il 2016. Ma non solo. Se è vera la logica della convenienza economica allora il passaggio è avvenuto senza produrre alcun effetto sulla dimensione retributiva, riducendo gli spazi di crescita di una domanda interna trainata dai salari. In secondo luogo, la domanda di lavoro nel 2015 appare più dinamica per la componente italiana mentre per gli stranieri è meno performante, anche come effetto della decelerazione dei flussi demografici imputabile alla ridotta attrattività occupazionale dell'Emilia Romagna nel corso della crisi. In ultimo, si ravvisa come la qualità del lavoro non migliori a fronte di una maggior dinamicità della domanda di lavoro in quanto il processo di stabilizzazione rimane più formale che sostanziale, a causa dei recenti interventi normativi, e le diverse forme contrattuali discontinue sono sostituite dall'esponenziale crescita dei voucher . La stessa condizione economica e sociale delle famiglie, infine, risente gravemente del perdurare della crisi. Anche se l'Emilia-Romagna continua a godere, da questo punto di vista, di uno status molto migliore rispetto alla media nazionale, tuttavia la riduzione del potere d'acquisto delle famiglie ha fatto crescere la quota di nuclei familiari che si trovano in una condizione di forte deprivazione o che dichiarano di non essere in grado di far fronte a spese impreviste. Grande quindi è il grado di incertezza che caratterizza ancora in questo momento sia la crescita del sistema economico, sia le dinamiche sociali ed occupazionali dell'Emilia-Romagna. Come ormai molti economisti sostengono e come lo stesso Piano del Lavoro della Cgil ribadisce, per dare impulso ad una crescita economica capace di accrescere realmente la dimensione occupazionale e assorbire la disoccupazione, sarebbe necessaria una massiccia iniezione di investimento pubblico rivolta alla valorizzazione dei beni pubblici o comunque sociali. E' questa, del resto, anche la sfida che sta al fondo del Patto per il Lavoro, recentemente sottoscritto dalla Giunta Regionale con i sindaci delle città capoluogo e con tutte le principali rappresentanze sociali emiliano-romagnole. Slides Osservatorio IRES Er Economia e lavoro 2015 Presentazione . OEL ER 2015 Finale .