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Riforma del lavoro. Il parlamento approva ed il giorno dopo Antonio viene al sindacato - CGIL Emilia-Romagna Riforma del lavoro. Il parlamento approva ed il giorno dopo Antonio viene al sindacato All'indomani del voto alla Camera che approva il cosiddetto Jobs Act, la proposta di legge che dovrebbe riformare le regole del lavoro per favorirne la crescita e la regolarità, si presenta in Cgil Antonio. Un lavoratore trentacinquenne che vive nella Bassa e che da quasi 10 anni fa il precario come autista, insieme ad altri colleghi, in una ditta di autotrasporto e che ci chiedeva se, finalmente, si potevano risolvere le sue condizioni di precarietà, chiaramente irregolari, alla luce delle nuove norme annunciate. Alla Cgil gli abbiamo spiegato le tante incertezze ed i limiti della "Legge delega sul Lavoro" in materia di probabili tutele crescenti, possibili demansionamenti e future forme di precariato, promettendogli una possibile tutela vertenziale e dandogli appuntamento per il prossimo sciopero generale del 12 dicembre. La storia di Antonio è emblematica e ben riassume la vita precaria - insieme al lavoro - di migliaia di lavoratori modenesi. Comincia quando nel lontano 2005 trova un lavoro presso una impresa mirandolese di autonoleggio con conducente, ed il titolare lo convince "in nome della crescita dell'azienda e per pagare meno contributi" a partire con un contratto di collaborazione coordinata e continuativa (Co.co.co). Nessun vincolo orario nel lavoro, anche 12 ore giornaliere, e pagato però solo sulla base dei km percorsi, con rari riposi settimanali nel nome del bisogno della ditta. Qui la prima truffa. Antonio pagato a km, senza considerare perciò tutte le ore di sosta coi clienti, il carico e scarico, mentre l'impresa fatturava "regolarmente" l'intero costo del servizio con le ore di attesa, pasti e costi vari. In nome della "flessibilità" Antonio riceve con insistenti sms serali, i servizi e gli spostamenti da fare, gli anticipi, i posticipi, le aggiunte e gli annullamenti. Il suo salario da co.co.co. raggiungeva i 1.200 euro al mese, ma senza riconoscimento di malattie, tredicesima e liquidazione, come da contratto ! Per poter continuare a lavorare, tre anni dopo, fu costretto a firmare un bel "contratto a progetto" , con meno diritti per lui e benefici certi per il titolare. E dopo tre anni ancora, fu la volta del "contratto di associato in partecipazione " potendo così "associare" fino a 6 lavoratori, nascondendo e truccando il palese lavoro subordinato. Una pratica questa che vede i dipendenti "costretti" a farsi soci in partecipazione, diffusa e praticata nel settore "caldo" dell'autotrasporto, soprattutto nei nostri territori coinvolgendo le imprese di courier che appaltano a società nate ad hoc - Srl o false coop - con conseguente sfruttamento dei lavoratori e aggiramento dei contratti nazionali di lavoro. Antonio ed i suoi colleghi pagavano tasse come "liberi professionisti" mentre l'impresa intascava, truffando parecchie decine di migliaia di euro al fisco e all'Inps. Il giocattolo truffaldino che girava a spese e sulle spalle di quei lavoratori si inceppò, temporaneamente, con l'opportuno intervento della Guardia di Finanza e con una pesante ammenda di 350.000 euro all'azienda, per palese truffa fiscale e contributiva. La causa giudiziaria, ancora aperta ed in attesa di sentenza, rischia la prescrizione, ma nel frattempo l'impresa continua a stipulare contratti e rapporti di lavoro non dissimili. Titolari della ditta non proprio "eroi" , così come quel 53% in Emilia Romagna che diventa 64% nella provincia modenese, che ai più recenti controlli ispettivi in aziende sulla regolarità del lavoro, risultano pesantemente sanzionati e/o denunciati per lavoro nero, truffa fiscale e contributiva.  Ma di questo ne riparleremo più approfonditamente. Franco Zavatti, Cgil Modena-coordinatore legalità e sicurezza Cgil regionale Giulia Grandi, segretario sindacato trasporti Filt/Cgil Modena  
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