Nota su Circolare Gabrielli - CGIL Emilia-Romagna Nota su Circolare Gabrielli "Il testo della circolare del Capo della Polizia Gabrielli , rivolta esclusivamente alle Forze dell'Ordine e alle Prefetture, e quindi non pubblica, conferma, e nel contempo anticipa, il recente cambio di prospettiva della politica italiana in tema di immigrazione. Appare infatti evidente come il tratto caratterizzante l'attuale fase sia che la quasi totalità dell'Emiciclo condivide i medesimi valori e le identiche soluzioni per risolvere i problemi derivanti dal fenomeno migratorio (infatti, chi si leva contro la riapertura dei CIE non lo fa in nome della difesa dei diritti umani delle persone lì rinchiuse, bensì per lamentare il c.d. business degli immigrati). Tornando sulla circolare Gabrielli. Oggetto di particolare attenzione da parte delle Forze dell'ordine dovranno essere tutti gli stranieri irregolari, da identificarsi sul territorio per procedere alla loro espulsione.Di fatto l'atto ministeriale potrebbe ridursi a un invito ad applicare con rigore la normativa vigente, ma tra le righe può leggersi ben di più . Bisogna infatti ricordare che per "stranieri irregolari" non si intendono solamente quelli che, entrati clandestinamente, permangono in Italia senza speranza di regolarizzazione, ma chiunque non sia in possesso di un permesso di soggiorno, anche se già regolare per molti anni, con famiglia al seguito e che, per qualche motivo legato, ad esempio alla perdita del posto di lavoro, è privato del titolo di soggiorno. Questa logica è tipica della legge Bossi - Fini, ossia l'individuazione di un unico canale per procedere all'espulsione degli stranieri sia che provengano da una prolungata esperienza criminale e/o carceraria sia che si trovino incensurati ma privi di reddito per il loro sostentamento. La politica pretende così di riproporre una soluzione unica, seppur vecchia, già provata per anni, inefficace e, quindi, obiettivamente sbagliata, a un fenomeno complesso e quanto mai sfaccettato che pretenderebbe maggiore dettaglio e attenzione sul singolo caso.Si deve infatti portare a memoria che non possono mai applicarsi in tema di espulsione dei cittadini stranieri soluzioni generalizzate che prevedano espulsioni collettive e che non trattino ciascun caso come singolo, con attenta valutazione della specifica posizione individuale, e ciò non solo per buon senso ma anche per specifiche indicazioni provenienti dalla Corte EDU e, più in generale, dalle direttive europee in materia. E anche la sola lettura degli articoli del TFUE e delle Agende Europee, citate quanto mai a sproposito nella circolare Gabrielli, conforta un'impostazione atta a non generalizzare il fenomeno migratorio in un qualcosa di indistinto e opaco. Nel corpo di questa circolare, invece, con gravissimo errore di impostazione , si trattano sotto un'unica luce fenomeni quanto mai diversi e indipendenti tra loro, sovrapponendo, ad esempio, la mera presenza di cittadini stranieri in Italia alla criminalità organizzata, al terrorismo internazionale e all'inquinamento dell'economia nazionale , in assenza di qualsivoglia letteratura scientifica e giuridica a sostegno di tale approccio. E che non si tratti di un errore superficiale ne è dimostrazione il richiamo al "rintraccio dei cittadini di paesi terzi in posizione irregolare" attraverso piani straordinari di controllo del territorio e unità specialistiche per attività di contrasto alla presenza straniera irregolare: la promozione di operazioni di polizia, definite come speciali, per l'individuazione su base etnico-razziale di parte della popolazione non può che richiamarci, direttamente e senza retorica, le pagine più buie della nostra storia del '900 . L'impostazione scorretta diventa poi inaccettabile, per chi svolge funzioni sindacali, quando la circolare cita lo "sfruttamento della manodopera ": non si spende una parola per ricordare che ci sono percorsi di tutela per gli stranieri sfruttati (forse perché questi sono solo sulla carta) e non si tratta il lavoratore straniero irregolare o clandestino quale possibile vittima di un grave reato, come tale da trattare e tutelare. Non troppi anni addietro ci siamo trovati centri di espulsione pieni di lavoratori, tratti dai cantieri ancora con gli abiti sporchi di calce, velocemente espulsi, e ciò con grande soddisfazione per quei datori di lavoro senza scrupoli che si sono visti allontanare dal Territorio chi poteva vantare un credito da lavoro nei loro confronti e un danno, anche non patrimoniale, importante per aver prestato la propria attività in condizione di grave sfruttamento." Avv. Gian Andrea Ronchi Consulente legale Cgil Emilia Romagna