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Terremoto: lavorare in sicurezza non è "artificioso" - CGIL Emilia-Romagna Terremoto: lavorare in sicurezza non è "artificioso"   Comunicato della segreteria Cgil Emilia Romagna A distanza di 24 ore dal sisma che ieri ha colpito le stesse zone dell'Emilia Romagna già "sfregiate dal terremoto del 20 maggio la conta dei danni ci consegna un'immagine devastante della nostra regione. 13.000 sfollati, 20.000 lavoratori temporaneamente e/o definitivamente senza lavoro, 3500 aziende crollate, inagibili, in sospensione lavorativa, 24 morti dei quali 18 sotto le macerie delle fabbriche, 54 scuole chiuse, 5 ospedali evacuati, 12 municipi chiusi, 37 comuni (senza considerare le frazioni) colpiti, intere filiere al tracollo (biomedicale, parmigiano-reggiano, acetaie, componentistica meccanica, tessile carpigiano, conserve animali), sono i numeri che rappresentano drammaticamente la situazione che sta attraversando l'Emilia -Romagna. Se come organizzazioni sindacali, con l'accordo raggiunto in Regione lo scorso 25 maggio, abbiamo tutelato il reddito dei lavoratori coinvolti dal terremoto, si pone il problema di affrontare immediatamente l'emergenza sociale ed economica. In tal senso ci stiamo organizzando con le nostre Camere del Lavoro di Modena, Ferrara, Bologna, Reggio Emilia, per assicurare, per quanto ci compete, tutto il supporto possibile ai lavoratori ed ai cittadini, in collaborazione con le istituzioni locali e regionali. Così come il 21 maggio eravamo pronti a reagire, anche oggi stiamo operando "pancia a terra" per non lasciare nulla di intentato. In questo contesto, con l'amarezza e la rabbia che ci pervade per quello che ci sta accadendo, è francamente insopportabile sentirci accusare di artificiosità quando denunciamo che morire in fabbrica, perchè le mura si sfogliano come carta, non è degno di un paese che si definisce civile. Siamo i primi a sostenere che se si perdono le nostre peculiarità economiche e produttive si rischia di non avere futuro, ma il lavoro, le produzioni, non possono essere scambiate con la vita. Qui si tratta di non chiudere gli occhi e di rendersi conto che esistono anche responsabilità specifiche e che da subito bisogna riprogettare le infrastrutture produttive di questa regione per lavorare in sicurezza e per rilanciare le filiere in difficoltà impedendone la delocalizzazione. Per essere chiari: deve essere garantita la sicurezza degli stabilimenti attraverso un monitoraggio rigoroso delle strutture da parte degli organi preposti, la certificazione della compatibilità sismica delle stesse strutture in una area che sino a ieri era classificata a bassissimo rischio, per una ripresa dell'attività produttiva. E' inderogabile avviare un piano regionale per la ricostruzione in grado di sostenere un modello di sviluppo che faccia leva anche sulla qualità delle strutture, del prodotto e del lavoro, impermeabile alla illegalità.    30 maggio '12
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