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La pandemia esplosa nel corso del 2020 ha lasciato, anche in Emilia-Romagna, un segno indelebile sull’economia e la società. Il calo del Pil stimato in regione per il 2020 (-9,0%) non ha precedenti ed è praticamente in linea con quello medio nazionale (-8,9%), mentre il rimbalzo del 2021 dovrebbe essere superiore a quello italiano (+5,5% contro +4,7%). Sono solo alcuni degli indici presenti nell’ottavo rapporto dell’Osservatorio del lavoro e dell’economia in Emilia-Romagna a cura dell’Ires regionale presentato questa mattina dal segretario generale della CGIL Emilia-Romagna Luigi Giove e dal presidente di Ires Emilia-Romagna Giuliano Guietti.

I macrosettori economici più colpiti nel 2020 sono stati quello industriale e quello dei servizi, che comprende le attività più legate al turismo, di fondamentale importanza per l’economia regionale. Anche le esportazioni sono crollate (-8,2%), nonostante un parziale recupero negli ultimi mesi dell’anno. Lo stesso mercato del lavoro è stato stravolto dalla crisi pandemica, producendo però risultati assai diversi tra la prima e la seconda metà del 2020. Il calo degli occupati è stato consistente (-2,1% nella media annua, pari a quasi 43.000 occupati in meno), ma mentre inizialmente è stato accompagnato anche da un calo dei disoccupati (oltre 8.000 in meno nel 2° trimestre rispetto allo stesso trimestre del 2019) e si è tradotto essenzialmente in un aumento dell’inattività (+5,3%), a partire dai mesi estivi ha registrato una contestuale crescita dei disoccupati, in controtendenza rispetto ad altre realtà regionali. La riduzione degli occupati, anche per effetto del blocco dei licenziamenti e dall’utilizzo degli ammortizzatori, ha riguardato soprattutto i contratti a tempo determinato, quelli a tempo parziale, e i lavoratori con titoli di studio più bassi. Di particolare rilevanza è stato l’impatto negativo sull’occupazione femminile, alla quale va imputata la parte prevalente (oltre i due terzi) della riduzione degli occupati. Anche la fascia di popolazione più giovane, quella nella quale normalmente avviene l’ingresso nel mercato del lavoro, è stata fortemente penalizzata. Il risultato è l’aumento della percentuale dei cosiddetti neet, già strutturalmente più alta in Italia rispetto alla media europea, un aumento che, seppur su valori più bassi, ha riguardato anche l’Emilia-Romagna. Nel corso del 2020, la caduta delle unità di lavoro, rappresentative della quantità di lavoro prestata, è stata ben superiore a quella degli occupati (-10,1%). Se la dinamica degli occupati non ha seguito lo stesso andamento, è stato grazie agli ammortizzatori sociali, il cui utilizzo ha raggiunto nel 2020 valori del tutto senza precedenti, addirittura 4 volte superiori a quelli del 2010, anno record nel ricorso a questo tipo di strumenti. Sempre restando nel campo delle ipotesi, se nel 2021 ci si riallineasse al rapporto tra occupati e unità di lavoro del periodo pre-Covid, dovremmo attenderci una ulteriore contrazione degli occupati pari a circa 60.000 unità. L’anno della pandemia, inoltre, ha avuto un impatto particolarmente pesante in regione sull’invecchiamento della popolazione. I primi riscontri sono evidenti: aumento dei decessi (+22,7% da marzo a dicembre rispetto alla media del medesimo periodo per gli anni 2015-2019), calo delle nascite (-3,7% rispetto al 2019), forte contrazione dei movimenti migratori, soprattutto dall’estero (-34,7% rispetto all’anno precedente). Infine, va segnalato come nonostante il lockdown non siano migliorate nel 2020 le condizioni ambientali della regione: nonostante la riduzione degli sforamenti dei gas dannosi, esito dei blocchi della prima metà dell'anno, la qualità dell'aria segna un marcato peggioramento in quanto a polveri sottili. Con 39 giornate oltre il limite, il 2020 presenta il dato peggiore dal 2017.

La pandemia nel 2020 ha prodotto uno shock sotto diversi punti di vista: demografico, economico, occupazionale. Anche una regione come l’Emilia-Romagna, tradizionalmente più attenta di altre alle fragilità sociali, si trova di fonte a sfide inedite, come l’inarrestabile invecchiamento della popolazione o il numero crescente di giovani che non studiano e non lavorano”, spiega Guietti.

Il 2020 è stato l’anno nel quale si sono amplificate delle dinamiche già presenti nella nostra regione dal punto di vista demografico, economico e sociale. Ora registriamo invece una vera e propria emergenza, per questo è necessario allungare il periodo che riguarda il blocco dei licenziamenti e usare questo tempo per una riforma degli ammortizzatori sociali”, sottolinea Giove. “Le figure più colpite sono le donne, i giovani e i precari, e spesso queste tre condizioni coincidono. È il problema, una situazione che può peggiorare qualora venisse approvato il decreto Semplificazioni, che supera l’offerta economicamente più vantaggiosa, apre al massimo ribasso, ossia un via libera ai subappalti che produrrà una riduzione ulteriore dei redditi, una precarizzazione dei rapporti lavoro, oltre a una più agevole infiltrazione della criminalità organizzata”, conclude il segretario generale della CGIL Emilia-Romagna.

Qui il rapporto integrale

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