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La costituzione della Camera del Lavoro di Ferrara nel processo che vede imputati alcuni dirigenti della Cooperativa Agricola del Bidente assieme ai legali rappresentanti di altre tre società per caporalato e grave sfruttamento lavorativo, è l’ulteriore atto da parte della Cgil di netto contrasto alle attività criminali che, in particolare nel sistema degli appalti, colpisce la condizione materiale di lavoratrici e lavoratori e continua ad inquinare l'economia e la società emiliano romagnola. Vogliamo infatti ricordare che oltre al caso di Ferrara, la Cgil è parte civile anche in due ulteriori processi, entrambi sul fenomeno del caporalato e dello sfruttamento lavorativo, nel territorio di Cesena e nel ravennate. Questi processi dimostrano, qualora ce ne fosse ancora bisogno, quanto sia necessaria una reazione eccezionale della nostra società per contrastare i fenomeni malavitosi che continuano a investirci. Dal canto nostro, continueremo ad agire sul fronte sindacale attraverso la contrattazione, per affermare i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici. 

Non solo, perché la Cgil continuerà a costituirsi parte civile in tutti i processi dove sono colpiti i diritti e le libertà dei lavoratori e delle lavoratrici. Allo stesso tempo riteniamo necessario, soprattutto per quanto riguarda gli appalti fra privati, introdurre elementi di innovazione legislativa che contrastino le attività criminali a e che tutelino i diritti e le condizioni dei lavoratori e delle lavoratrici.

A Ferrara quanto è accaduto suscita sincero sconcerto. È difficile pensare che, nel contesto di una convenzione pubblica per la tutela della salute collettiva, possano così facilmente nascondersi fenomeni di profonda illegalità attraverso il grave sfruttamento di centinaia di lavoratori stranieri. Senza considerare che l’avvio dell’indagine della Procura, oggi al vaglio del Gup di Ferrara, è stato possibile solo a causa di un incidente stradale, avvenuto tra la notte del 25 e 26 novembre del 2017, che ha causato la morte di cittadino marocchino di 62 anni, Lahmar El Hassan, e il ferimento di 11 lavoratori stranieri, tutti a bordo di un furgone che con altri facevano la spola di manodopera tra il veronese e Codigoro. Da questo incidente la Procura è riuscita a scoprire lo sfruttamento lavorativo a danno di oltre 300 lavoratori da parte della Cooperativa Agricola del Bidente. Il tutto risale a un mese prima del ribaltamento in autostrada del furgone guidato da Lahmar El Hassan. Nell’ottobre del 2017, la Cooperativa del Bidente, convenzionata con Intercent-ER, aveva infatti subappaltato a tre società venete, senza essere autorizzata a farlo, il lavoro di abbattimento di circa 850 mila galline ovaiole allo scopo di bonificare un focolaio di influenza aviaria. Nel giro di poche ore le tre società hanno reclutato centinaia di lavoratori stranieri, quasi tutti provenienti dal Marocco e da altri paesi africani, privi di qualsiasi formazione specifica per un rischioso e delicato lavoro. L’attività, secondo le indagini della Procura, veniva svolta in totale spregio delle norme, senza efficaci dispositivi di protezione, senza il minimo rispetto dell’orario massimo giornaliero e dei riposi. Lavoratori che non si sono visti nemmeno riconoscere la paga oraria di pochi euro concordata, di gran lunga inferiore a quanto stabilito dalla contrattazione collettiva (come previsto tra l’altro dalla convenzione tra Regione e Coop. del Bidente). In questo contesto di grave e inaccettabile sfruttamento, è stato anche negato al sindacato la possibilità di esercitare il suo ruolo di soggetto istituzionalmente deputato alla tutela dei diritti dei lavoratori e delle lavoratrici, essendogli di fatto impedita la possibilità di una qualsiasi relazione con lavoratori, considerati pura merce da trasportare e sfruttare con ogni mezzo, all’interno di un sistema del tutto illegale che non lascia alcuno spazio all’azione sindacale.

CGIL Emilia-Romagna
CGIL Ferrara

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