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Il segretario regionale del sindacato: “Troppi oneri sulle spalle dei lavoratori, in un Paese dove non si rinnovano i contratti. Sull’alluvione siamo ancora in ritardo e molto lontani da risarcimenti che coprano i danni subiti dalle imprese e dalle persone in generale"

L'anno appena iniziato si trascina con sé il quadro economico generale di quello precedente, caratterizzato dall'inflazione e dal dissesto idrogeologico.
 
Massimo
 
Massimo Bussandri, segretario regionale della Cgil Emilia Romagna, fa il punto sullo scenario che ha colpito famiglie, lavoratori e pensionati.
 
Segretario Bussandri, a distanza di pochi giorni dall'alluvione avete chiesto la certezza del 100 percento dei ristori. È stato così?
 
"Guardando a oggi, siamo ancora molto indietro. Quello che risulta è che sono stati stanziati poco meno di quattro miliardi, fino a ora: 2,5 miliardi per la ricostruzione pubblica dei due decreti, 640 milioni per la ricostruzione privata e ora la Legge di bilancio ha varato altri 700 milioni di credito di imposta per la ricostruzione privata.
 
Sommando, quindi, siamo a meno di 4 miliardi a fronte di 8,5 miliardi di danni stimati. Parliamo di stime consegnate dal governo all'Unione Europea per poter accedere a una parte dei fondi di aiuto europei sull'alluvione. Siamo a meno della metà del danno subito.
 
La maggior parte dei fondi è stato appostata per la ricostruzione pubblica, il commissario Figliuolo fin dall'inizio ha detto che sarebbe stato garantito entro l'anno, ma abbiamo già sforato le tempistiche, la copertura delle somme urgenze e gli interventi urgenti di secondo grado.
 
Per il risarcimento privato, invece, fino ad ora noi abbiamo visto le due famose ordinanze: per imprese, fino a un risarcimento dei danni di 40mila euro, e per le famiglie, entro 20.00 euro. Siamo ancora lontani rispetto ell'effettività dei danni subiti, tant'è che non è stata nemmeno risolta la mancanza dei beni mobili dai rimborsi.
 
Poi c'è il grande nodo in merito all'intervento sul territorio e alla gestione dei rimborsi: gli enti locali non hanno personale. A ottobre è uscita una legge che consente loro di reclutare personale per Comuni e Province, da graduatorie già aperte ed estremamente ridotte.
 
In Emilia-Romagna molto difficilmente riusciremo a raggiungere la copertura delle assunzioni, e questo implica ritardi negli interventi sul territorio e nei rimborsi".
 
Sono in difficoltà anche le piccole imprese…
 
"Nei confronti dei danni subiti da alcune realtà, specialmente quelle piccole che non hanno i canali di finanziamento né la forza di risollevarsi, sono ristori assolutamente inadeguati.
 
Sia l'ordinanza per le famiglie sia quella per l'impresa non fanno fronte ai danni subiti. Sarebbe stato meglio, per entrambe le categorie, stanziare più risorse, vincolandole al fatto di mantenere l'attività sui territori colpiti".
 
La manovra sul cuneo fiscale per lei è una sorta di bonus della durata di qualche mese e insufficiente per sostenere i cittadini. Cosa serve per aiutarli davvero?
 
"Servirebbe una riforma vera che disegni un fisco equo e giusto. Che non abbiamo nel Paese, nel quale oltre il 90 percento del gravato fiscale è sulle spalle di lavoratori dipendenti e pensionati, percettori di reddito fisso, le cui tasche sono state devastate dall'inflazione degli ultimi anni. L'accumulata dal 2021 a oggi è arrivata al 17 percento.
 
Lavoratori dipendenti e pensionati hanno perso una mensilità secca e anche qualcosa in più. C'è un differenziale, in più, di due punti e mezzo circa tra famiglie con elevata capacità di spesa e quelle con bassa o scarsa capacità di spesa: questo tipo di inflazione ha aumentato in maniera consistente i vari territoriali e disuguaglianze sociali, in un contesto in cui il 55 percento dei lavoratori dipendenti del Paese sono in attesa di un rinnovo contrattuale.
 
La riforma fiscale del governo porta nelle tasche delle persone con reddito medio o basso, che noi rappresentiamo, porta tra 4 e 20 euro. Porta benefici enormi, invece, ai percettori di reddito alto.
 
Si tratta di una riforma che non restituisce nulla ai lavoratori e ai pensionati, ma lascia molto nelle tasche dei ricchi, contribuendo allo smantellamento del perimetro pubblico, al fatto che non ci siano soldi per rifinanziare la sanità e per dare le risposte adeguate per la scuola.
 
Da una parte si defiscalizza il beneficio dei ricchi, dall'altra si demoliscono stato sociale e perimetro pubblico.
 
La ricetta deve essere opposta, ripartendo meglio il carico fiscale del Paese, a partire per esempio da una tassazione seria sugli extra profitti e sui grandi patrimoni.
 
In più, a partire anche da un'idea di rifinanziamento per la spesa sanitaria e del suo riallineamento rispetto a certe soglie di Pil. E su questo abbiamo condiviso con la Regione una certa impostazione".
 
Di Mariateresa Mastromarino
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