Le previsioni del segretario generale sui prossimi mesi e sulla legge di bilancio. Affonda: "Da lacrime e sangue, qui molte occasioni, ma scarsa qualità, lavoro precario oltre il 50%, avanzano le multinazionali della salute"

Ferie concluse, si torna alla realtà. Per capire non "se", ma "quanto" sarà problematica, Bologna Today ha parlato con il segretario regionale Cgil Emilia Romagna, Massimo Bussandri di lavoro, redditi e sanità.
"A livello nazionale si è fatto molto clamore sull'andamento dell'export, come se fossimo diventati delle star internazionali. È curioso che questa notizia venga enfatizzata proprio nel momento in cui l'export si sta contraendo. I dati dei primi mesi del 2024 segnalano difficoltà sia a livello nazionale, sia a livello regionale".
Pesa quindi la crisi tedesca, con gli ultimi dati dell'Ufficio federale di statistica che confermano come a luglio la produzione industriale ha subito un tonfo del 2,4%, quasi cinque volte superiore a quello previsto dagli analisti: "Essendo la Germania il primo paese di destinazione delle esportazioni del nostro territorio, è chiaro che quella situazione rischia di avere ripercussioni notevoli anche in Emilia-Romagna. Si intravedono già i primi scricchiolii nel settore della meccanica", osserva il segretario.
"Regione resistente, ma c'è preoccupazione"
Al momento ci difendiamo: Bologna e Parma sono infatti le province con i redditi medi imponibili più alti, anche da lavoro dipendente. I redditi da lavoro indipendente sono significativamente più alti rispetto agli altri tipi di reddito, con Bologna in testa, seguita da Piacenza e Parma.
A Bologna, la cassa integrazione è passata da 4.407.204 ore a 7.462.968, una variazione del 69,3%. Non c'è da stare tranquilli sul fronte del lavoro "Nel periodo gennaio-luglio, raffrontato con lo stesso periodo dell'anno 2023, le ore autorizzate di cassa integrazione ordinaria sono il 47% in più, quelle straordinarie sono superiori del 78%", spiega Bussandri.
Il segretario Cgil definisce l'Emilia-Romagna "una regione resistente, nel senso che è posizionata meglio rispetto ad altre, avendo un vantaggio storico che deriva dalle sue caratteristiche del suo sistema produttivo e del suo sistema di welfare".

Come si lavora?
Solo il 44% delle lavoratrici e dei lavoratori è stabile: "Chi ha un contratto a tempo indeterminato, a tempo pieno, e lavora tutto l'anno. Il rimanente 56% è fatto di lavoro precario o discontinuo, oppure di lavoro precario e discontinuo insieme: il dato che emerge è che pur in una regione ritenuta mediamente 'ricca', il 43,6 delle lavoratrici e dei lavoratori non arrivano a 20.000 euro lordi, vuol dire che sono poveri", ovvero "fanno fatica ad affrontare come famiglie le spese ordinarie per arrivare alla fine del mese", sottolinea Bussandri.
E ancora: "Abbiamo un 17-18% che entra nell'area del cosiddetto disagio lavorativo, cioè non è soddisfatto del proprio lavoro o perché precario o perché malpagato o non offre prospettive di carriera e si tratta perlopiù di giovani che emigrano, anche se in possesso di un titolo di studio importante. Non vengono utilizzati per i tanti anni di studio che hanno fatto e quindi cercano soluzioni migliori in altri lidi, uno spreco enorme di energie e di risorse per il nostro paese - osserva Bussandri - perché dietro anni di studio ci sono le spese delle famiglie e i sacrifici che vengono messi a valore non in Italia, non in Emilia Romagna, ma da un'altra parte".
Per riassumere qui il lavoro non manca, ma "il tema non è la quantità di lavoro, è la qualità. Il tema del salario ad esempio si somma a quello degli affitti della casa, c'è un mercato completamente drogato dalle multinazionali dell'affitto breve, quindi costi pazzeschi che disincentivano la permanenza anche di tanti giovani nelle città dove hanno studiato".
Il segretario Cgil prende come esempio le professioni infermieristiche: "Guadagnano mediamente 1.800 euro netti al mese. Magari hanno studiato qui a Bologna, se però devono pagare questi affitti, vanno in Francia dove danno il doppio dello stipendio e mettono anche a disposizione l'alloggio. Abbiamo già diverse decine di medici e infermieri che hanno abbandonato il nostro servizio sanitario".
"Molto terziario arretrato"
"In Emilia Romagna abbiamo anche molto terziario 'arretrato' ad esempio - spiega - il ragazzo che fa la stagione a cui viene offerto di lavorare per i tre mesi d'estate 7 giorni su 7 a 1.300 euro al mese, magari non tutto in busta. Il terziario ha scarso valore aggiunto, Bologna, tuttavia, essendo il capoluogo di regione, ha anche una serie di servizi d'eccellenza e attività che non sono diffusi su tutto il territorio e questo tende ad alzare il livello del redditto dei lavoratori".
"La crescita del reddito dal lavoro dipendente in Emilia-Romagna nell'ultimo paio d'anni è stata inferiore, rispetto all'andamento dell'inflazione, abbiamo diversi territori di questo paese che crescono leggermente di più, quindi rimaniamo avanti, ma ci stiamo riallineando".
Da notare che il reddito da lavoro autonomo e da attività di impresa cresce molto di più: "Questo può voler dire due cose, disgiunte o congiunte: la prima che lavoro autonomo e imprese pagano di più del lavoro dipendente, perché evidentemente la ricchezza prodotta è distribuita male tra le due tipologie, la seconda è che probabilmente la 'Flat tax' sta facendo emergere zolle di evasione fiscale che prima rimanevano sommerse - in pratica - se mi fai pagare il 15% forfettario, provo a far emergere una parte del mio reddito, ma non è un fatto positivo perché così vai a certificare sostanzialmente un sistema fiscale in cui chi guadagna meno paga più tasse, il contrario di quello che dice la costituzione italiana, un sistema non progressivo ma regressivo".
"Bologna, Città Metropolitana, è la provincia più ricca della Regione, ma c'è una forte disomogeneità territoriale, c'è anche un evidente gap fra Emilia e Romagna, nella prima si guadagna di più - e torniamo a parlare del terziario arretrato - Rimini in termini di reddito è al di sotto della media nazionale, per quel tipo di lavoro".
E l'innovazione?
"L'Emilia Romagna è la regione più innovativa del paese, ma il dato va contestualizzato in un sistema paese: l'innovazione a livello europeo fissa quattro fasce, noi siamo in terza fascia dietro l'Estonia. Nella classifica delle regioni più innovative è prima in Italia, ma a è 101esima in Europa".
"L'innovazione non è distribuita, ma concentrata solo nei settori tecnologici, a più alto impiego di scienze e tecnologia. Quindi abbiamo un regione a due velocità. Goro è il comune con il più basso reddito regionale in assoluto, ma la provincia di Ferrara ha un reddito medio sia complessivo, sia dal lavoro dipendente più alto rispetto a Rimini, c'è più manifattura anche a Ferrara.
Da una parte hai la regione dell'eccellenza, dall'altra quella più sfortunata, con le infiltrazioni della criminalità, lo sfruttamento in agricoltura, la logistica arretrata - pertanto - la regione più innovativa d'Italia è anche quella in cui ogni anno e mezzo si fanno i conti con una grande inchiesta o un grande processo di mafia economica".
Che autunno ci aspetta?
"L'obiettivo - per Bussandri - è tenere conto di tutto questo quadro e fare una profonda manutenzione del 'Patto per il lavoro e per il clima'". Non è ottimista il segretario Cgil: "Rispetto alla legge di bilancio, ci prepariamo un autunno caldo. L'anno scorso sono riusciti a fare una legge distribuendo bonus, perché avevano i 15 miliardi di extra bilancio, quest'anno è evidente che l'Europa ha detto 'niet'. Naturalmente, non siamo per le politiche di austerità, è chiaro che adesso i 15 miliardi non ci sono più, hanno già detto che non aumenteranno le tasse, quindi andranno a prendere quei soldi nel perimetro pubblico, ci sarà un'altra stretta sulla sanità e sui servizi, questo ci aspettiamo, una legge di bilancio lacrime sangue, del resto hanno già annunciato l'intervento sul sistema previdenziale".
Sanità e autonomia, note dolenti
"Siamo al redde rationem, alla resa dei conti, veniamo da anni di aumento solo nominale del fondo sanitario nazionale che non copre nemmeno l'inflazione e i costi energetici. Far calare la spesa sanitaria sul Pil dal 7,1 al 6,1 è epocale.
Sul progetto sull'autonomia differenziata, la legge Calderoli, noi spesso vediamo solo gli aspetti istituzionali. Quando studiavo giurisprudenza ho imparato che ogni riforma istituzionale ha una finalità economica e sociale, quella della Calderoli è di smantellare il perimetro pubblico del paese e consegnare la sanità direttamente al sistema delle assicurazioni private e alle multinazionali della cura e la scuola agli investitori privati"".
Il segretario Bussandri parla di un altro grande fenomeno globale: "Visto che ci si aspetta una difficoltà di lungo periodo della manifattura soprattutto in Europa, perché Stati Uniti e Cina ci stanno stritolando, si è deciso di investire una fetta consistente di capitale finanziario nell'unico settore che non va mai in crisi - la salute - e parliamo da una regione dove la sanità pubblica in qualche modo ha funzionato. Il restringimento lo senti in regioni come questa, non dove è stata distrutta, e si patisce in senso di assalti al pronto soccorso, di allungamento delle liste d'attesa, di insoddisfazione del personale che cerca di andare all'estero".
"Credo - conclude il segretario Cgil - che sarà uno dei temi centrali della prossima legislatura regionale. Una prestazione sanitaria, ti dovrebbe essere assicurata entro 90 giorni".
