Economia e lavoro ER - osservatorio Ires - CGIL Emilia-Romagna
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Economia e lavoro ER - osservatorio Ires - CGIL Emilia-Romagna Economia e lavoro in Emilia Romagna: le analisi dell Osservatorio Ires e le posizioni Cgil regionale Si è svolta questa mattina la conferenza stampa della Cgil e dell'Ires regionali sui problemi dell'economia e del lavoro in Emilia Romagna, a partire dalle analisi dell'Osservatorio Ires regionale. Pubblichiamo di seguito le note di sintesi di Davide Dazzi, ricercatore Ires, e gli appunti dell'intervento di Vincenzo Colla, segretario generale Cgil ER, che hanno tenuto l'incontro con i giornalisti. Sul sito www.ireser.it potete trovare il rapporto completo e l'abstract dell'Osservatorio su economia e lavoro dell'Emilia Romagna. Osservatorio dell'economia e del lavoro in Emilia Romagna Ires ER : n ote di sintesi di Davide Dazzi, ricercatore Ires ER Le trasformazioni in atto Composizione demografica: crescono i più anziani e crescono i più giovani, con un effetto di polarizzazione della composizione demografica per classi di età ed evidenti ripercussioni nel rapporto tra popolazione attiva e popolazione tradizionalmente considerata inattiva. Si accentua il problema della sostenibilità di un "equilibrio di dipendenza", che misura i diversi pesi. Nel 2012 il tasso di dipendenza era pari a 56,1%, ovvero circa 56 persone inattive ogni 100 attive, in un trend crescente rispetto alle 45 ogni 100 del 1991. Rallenta l'immigrazione, anche se non si arresta a conferma della forte stanzialità del fenomeno. L'Emilia Romagna resta una regione ancora molto attrattiva per la rete infrastrutturale, per il prestigio dei poli universitari, per le infrastrutture immateriali, ovvero per quel senso di "civicness" molto aperto, un sentimento di comunità molto sentito (il cosiddetto capitale sociale), di fiducia verso il prossimo. Anche se l'area della fiducia si restringe alle relazioni più vicine. Lavoro e occupazione Il 2012 è l'anno di più forte contrazione di imprese attive dall'inizio della crisi in regione: continuano a precipitare le imprese di piccole dimensioni, le imprese artigiane perdono 4500 unità in particolare nella metallurgia e nel tessile abbigliamento. Cade però anche il settore dei servizi, che in una prima reazione alla crisi aveva mostrato un aumento di numero di imprese: il calo pesa soprattutto sul commercio. Questo aspetto si inserisce dentro la tendenza alla terziarizzazione del sistema produttivo, sospinta da tre fattori principali. Una crescita nel settore della cura, welfare, istruzione e attività culturali che intercettano il processo di invecchiamento e di generale polarizzazione della composizione demografica; la dematerializzazione della produzione, con l'annessione di attività immateriali nei prodotti (quali logistica, distribuzione, marketing, ricerca) e un ruolo prioritario dei servizi alle imprese; inoltre una crescita - interrotta però nel 2012 - delle attività commerciali come "ammortizzatore sociale" naturale, data la bassa dotazione di capitale iniziale necessaria. Il secondo è un processo ad alto valore aggiunto, mentre il primo e il terzo contengono elementi di fragilità: innanzitutto una fragilità retributiva (i lavoratori scontano un differenziale retributivo del 30% nelle attività di cura e assistenziali e del 18% nel commercio al dettaglio rispetto alla media), e una fragilità strutturale, come risulta chiaro dalla caduta del commercio nel 2012. Inoltre sono settori a forte presenza femminile e soprattutto nel primo caso persiste un divario retributivo di circa il 30% per unità di lavoro. Sebbene sia in atto un processo di terziarizzazione e quindi di fioritura anche di nuove attività imprenditoriali, l'impatto della crisi sul sistema produttivo si conteggia in circa 64 mila posti persi definitivamente dal 2008. Ma se si conteggia il fabbisogno occupazionale necessario per recuperare l'equilibrio pre-crisi, le politiche di rilancio dell'economia dovrebbero produrre circa 150 mila posti di lavoro, di cui 29 mila nella sola realtà bolognese. La riforma Fornero nella sua azione non ha prodotto la annunciata crescita dei volumi di avviamenti al lavoro, al contrario: nel 2012 si registra il saldo peggiore dopo 5 anni in cui si manteneva un maggiore equilibrio tra avviamenti e cessazioni, a livello regionale, nonostante la crisi e in virtù di un processo di flessibilizzazione. Non si è avverata una trasformazione dei contratti a tempo determinato, crollano i collaboratori a progetto ed il lavoro intermittente. Aumentano i licenziamenti individuali di circa 12.500 unità rispetto all'anno precedente, tutti spiegati dal "giustificato motivo oggettivo", persone che non confluiscono nelle liste di mobilità. Si è sviluppata una fragilità contrattuale della base occupazionale che, insieme all'incremento dei licenziamenti, porta a stimare il numero delle persone con un disagio occupazionale a circa 280 mila unità in Emilia-Romagna, che calcolato sulla popolazione attiva rappresenterebbe il 9,7%. Da notare che circa il 65% non è potenzialmente coperto da sostegni al reddito, il che pone la necessità di una maggiore estensione della copertura degli ammortizzatori sociali. Ammortizzatori Se il sistema produttivo e occupazionale è in trasformazione, anche l'uso di ammortizzatori sociali mostra alcuni cambiamenti soprattutto nell'uso della deroga, che cresce rapidamente nel 2013 coprendo nei soli primi due mesi circa il 41% delle domande presentate nel 2012 e cresce soprattutto a Modena e Ferrara con la causale sisma (circa 3 unità locali su 4). La cassa integrazione impatta sulla retribuzione media ponendo dei differenziali anche importanti dal 68,3% all'81,6%. Appunti dell'intervento di Vincenzo Colla, segretario generale Cgil ER, alla conferenza stampa su economia e lavoro in ER Tra gli elementi emersi dall'osservatorio Ires, Colla riprende innanzitutto il fenomeno assillante del "disagio occupazionale" stimato a quota 280.000 unità nel 2012 in Emilia Romagna - disoccupati in cerca di lavoro, inattivi, liste di mobilità - "una bolla che rischia di esplodere, con effetti di scavalcamento delle rappresentanze politiche, istituzionali e anche sindacali, per sfociare in modalità inedite di autorappresentazione, complicate da gestire, che possono mettere a repentaglio la coesione sociale." "Gli effetti della legge Fornero sul mercato del lavoro, delle modifiche dell'articolo 18, della riforma delle pensioni - sottolinea Colla -, dovranno pur essere valutati per quanto hanno prodotto nella realtà: i dati dicono che mentre i lavoratori sono costretti a ritardare a lungo i tempi di pensionamento, i licenziamenti individuali sono in netto aumento e i giovani non trovano un'occupazione, insieme ai tanti espulsi dal lavoro in questi anni di crisi. Fenomeni preoccupanti, che hanno bisogno di risposte congiunturali ma soprattutto impongono un pensiero più lungo, una idea di prospettiva: in questo senso vedo qualche problema nella politica e perfino un certo smarrimento istituzionale nella governance, di fronte a grandi temi come la salute e lo stato sociale, o a questioni strategiche come la mobilità e i trasporti, che richiedono una rinnovata capacità progettuale di sistema, in una regione che è sempre stata all'avanguardia ma oggi mostra tutti i segni della crisi." In merito alle scelte da mettere in campo, il leader della Cgil regionale indica innanzitutto l'urgenza di investire al meglio le risorse dei Fondi europei destinati all'occupazione e allo sviluppo (Fondo sociale europeo-Fes e Fondo europeo di sviluppo regionale Fesr - nell'insieme 1,2 miliardi all'Emilia Romagna nei prossimi sei anni). "Queste risorse vanno distribuite alle imprese sulla base di criteri precisi di innovazione, di qualità del lavoro e di creazione di posti di lavoro: criteri che la Cgil chiede vengano definiti con chiarezza fin dai bandi di partecipazione. E' il modo per rafforzare le filiere ad esempio della subfornitura, per sostenere le piccole imprese che si qualificano e si consorziano e i progetti di innovazione tecnologica e produttiva." Quanto al sindacato, "non molleremo sulla difesa dell'occupazione: nelle aziende in crisi puntiamo ai contratti di solidarietà per dividere il lavoro che c'è, per tenere dentro le fabbriche tutti i lavoratori, e praticare quella che chiamiamo "incentivazione espansiva", ovvero redistribuire l'occupazione in modo tale da produrre nuove assunzioni". Colla ha richiamato il documento votato dal Comitato Direttivo regionale nei giorni scorsi, nel quale la Cgil condivide l'impianto del nuovo Piano socio-sanitario della Regione, auspica che si concluda positivamente l'iter legislativo sulle Asp e si avvii la discussione per il rinnovo della legge regionale sulla cooperazione sociale. "Per quanto ci riguarda - conclude Colla - siamo impegnati per un rafforzamento del ruolo pubblico nel sistema educativo e scolastico regionale." M.G. 24 luglio 2013 18/07/2013 O.d.g. CD Sistema educativo e scolastico (11.02 KB) . 18/07/2013 Documento finale Comitato Direttivo CGIL ER (55.96 KB) .